La notte eterna del coniglio

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Titolo originale La notte eterna del coniglio
Autore Giacomo Gardumi
1ª ed. originale 2003
Genere Romanzo
Sottogenere Horror

“L’ultimo uomo rimasto sulla terra è solo in una stanza. Qualcuno bussa alla porta.”

Libro esordio di Gardumi. Un gran bell’esordio anche se gridare al capolavoro mi sembra francamente eccessivo.
Leggendo i vari commenti trovati qui e la per il web mi sono accorto che questo titolo ha suscitato reazioni decisamente controverse. Si ama o si odia.
La trama è semplice e quantomai attuale: 3°guerra mondiale (nucleare); 4 bunker antiatomici in collegamento satellitare tra loro; qualcuno comincia a bussare alla porta… Continua a leggere

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La metamorfosi e altri racconti

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Titolo originale Die Verwandlung
Autore Franz Kafka
1ª ed. originale La metamorfosi: 1915
Genere Racconti
Sottogenere Psicologico

Curisoso notare come uno dei più grandi geni del secolo avesse pubblicato così poche opere durante la sua vita… forse è proprio per questo che il suo lavoro così come il suo stile unico, furono notati solo in seguito. Continua a leggere

Follia

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Titolo originale Asylum
Autore Patrick McGrath
1ª ed. originale 1996
Genere Romanzo
Sottogenere Romanzo psicologico

Scritto con maestria e con stile diretto e pulito, il racconto di Peter, Edgar, Stella e Max scorre come un fiume attraverso situazioni che cambieranno per sempre la natura del loro spirito. Continua a leggere

… e poi siamo arrivati alla fine

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Titolo originale Then we Came to The End
Autore Joshua Ferris
1ª ed. originale Marzo 2007
Genere Romanzo
Sottogenere Romanzo

Vite che si intrecciano e relazioni che si sviluppano sul luogo di lavoro sono i temi centrali di questo romanzo esordio di Johua Ferris. Continua a leggere

Demian

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Titolo originale Demian
Autore Hermann Hesse
1ª ed. originale 1919
Genere Romanzo
Sottogenere Romanzo di formazione

Il libro richiede attenzione e una certa apertura mentale. Non è sempre semplice capirlo ma lo sforzo è più che ripagato.
E’ un romanzo introspettivo sull’animo umano; ci insegna che non si può dividere il bene dal male ma è necessario accettarsi per quello che si è, affrontando le proprie paure giorno dopo giorno. Demian è in tutti noi, è l’altra parte di noi che dimentichiamo o ignoriamo per troppo tempo.

Bello, misterioso ed interessante, è uno dei romanzi migliori di Hesse. Un capolavoro della letteratura… che lo si capisca oppure no.

Neuromancer – la recensione

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Titolo originale Neuromancer
Autore William Gibson
1ª ed. originale 1984
Genere Romanzo di Fantascienza
Sottogenere Cyberpunk

Tutt’altro che bere un bicchier d’acqua; è un libro intenso che richiede un grado di attenzione, fantasia ed elasticità mentale considerevole.

La difficoltà non sta tanto nella trama in sé quanto nel gergo usato dall’autore e nel focalizzare di cosa si sta parlando.
Si sta parlando di un mix incredibile di cose dal quale in molti, in campo cinematografico, hanno preso spunto; per citarne alcuni, Il Talgliaerbe, The Matrix, Nirvana, Johnny Mnemonic, AI…
Si sta parlando di un futuro che nel 1984 era ben oltre la fantascienza.
Si sta parlando di evoluzione della specie.

Neuromancer è il primo capitolo della trilogia dedicata allo Spawl (successivamente arriveranno “Giù nel cyberspazio” e “Monna Lisa cyberpunk”).
Non è un caso che quest’opera abbia vinto i maggiori premi del settore: il premio Victor Hugo, il Nebula Award e il premio Philip K. Dick (e sticazzi).
Il libro, considerato da molti l’archetipo del genere cyberpunk, racconta la storia di Case, un cowboy della realtà virtuale (in soldoni, un haker) assoldato da un’organizzazione che, in cambio di una cura miracolosa, gli chiederà di portare a termine un difficile compito.
Il futuro che Gibson ci descrive è un mondo dominato dalle multinazionali e ormai ridotto a caotico minestrone di diversità, caratterizzato da un’atmosfera di estrema corruzione e decadenza morale. Traspare dalla righe del romanzo un forte dualismo: da un lato la realtà, quella fatta di carne e dall’altra il cyberspazio, idealizzato come “rete” di dati, una matrice che tutto lega e nella quale tutto può essere (magistrali le descrizioni degli ICE e della matrice nelle ultime pagine).

Il Neuromante del titolo, svelato solo nel finale, è sostanzialmente
“…il sentiero che porta alla terra dei morti… Neuro, dai nervi, i sentieri d’argento… Io sono i morti, e la loro terra.”
Nelle stesse pagine l’autore evidenzia la valenza semantica “romancer” con riferimento all’autore di “romance” e in senso lato al romanziere. In quest’ottica, Case può essere visto come il neuromante, un mago (negromante) futuristico che usa la sua magia per interfacciare il proprio sistema nervoso (neuro) con il sistema “nervoso” elettronico del mondo dei computer sfruttandolo e venendone sfruttato nello stesso modo in cui gli sciamani tradizionali trasalivano la realtà per comunicare con le divinità.

Lo stile, quantomeno particolare, trae spunto dal presupposto che Case viva e conosca a fondo il mondo in cui è calato… a differenza del lettore. Il problema è che l’autore non si prende mai il disturbo di “spiegare” la realtà supertecnologica in cui ci ha scaraventato col risultato di sballottarci dandoci ben pochi appigli a cui aggrapparsi per capire l’azione in svolgimento… e quando pensi di aver capito qualcosa, ecco che il cambio di scena ti spiazza e ti trovi a ragionare da capo.
Avanzando nel libro, il lettore riesce a famigliarizzare con i termini e ad intuirne i significati ma ammetto che mi è capitato diverse volte di dover tornare indietro a rileggere il paragrafo… delle prime 20 pagine non ci ho capito una cippa!!!

Ne è uscito un romanzo unico, incredibile, un’esperienza da provare se si è amanti della fantascienza!!

Tommy

Tommy - The Who“Tommy” fu uno dei primissimi concept album nella storia del rock e rivestì un’importanza e un’influenza decisive sulle generazioni future del rock.

L’album descrive la storia di un bambino, Tommy per l’appunto, che in seguito a un trauma sarà costretto a vedere e scoprire il mondo attraverso l’immaginazione, e il mondo da par suo si mostrerà al suo cospetto; Tommy non sa niente, è puramente vergine da tutto, la sua prigionia è un labirinto buio e angusto: è la vita che scorre via e che lo circonda senza che lui possa fare niente. Viaggerà con la fantasia e l’immaginazione creando un mondo personale e parallelo a quello reale. Solo quando il ragazzo avrà completato il proprio percorso naturale fatto di esperienze vissute a modo suo potrà tornare a essere come tutti gli altri.

Anche la copertina del disco è un capolavoro evocativo: sbarre di metallo che racchiudono il buio, il buio del cieco vivere di Tommy; ma colombi bianchi volano al di là delle sbarre (sul retro), lo spirito e l’immaginazione di Tommy non possono essere intrappolati, volano liberi e leggeri fuori da quella misera prigione.

The Who“Tommy” rappresenta una metafora autobiografica del proprio autore, Pete Townshend.

Pete era un ragazzo, cresciuto nei bassifondi della periferia, che ha sempre tentato di fuggire una società nella quale non riusciva a inserirsi, soffocato da una realtà che non gli apparteneva. E’ solo grazie alla forza della sua musica (e a quella degli Who) che Pete riesce a evadere dal grigiore che lo opprime, esattamente come succede a Tommy quando impara a giocare a flipper.

La storia di Tommy si sviluppa man mano che l’album scorre e rappresenta un vero percorso di evoluzione.

Tutto ha inizio con “Overture”/”It’s a Boy”. Il Capitano Walker della British Army è dichiarato disperso nel corso della Prima Guerra Mondiale. Poco tempo dopo aver ricevuto la notizia, la Signora Walker, sua moglie, mette alla luce un bambino, Tommy.

In “1921”, circa quattro anni dopo, il Capitano Walker ritorna a casa e, scoprendo sua moglie insieme al suo amante, lo uccide. Tommy assiste a tutta la scena attraverso il riflesso del suo specchio.

Per coprire il crimine, madre e padre impongono a Tommy di non aver visto ne sentito niente e lui dirà “nothing to no one ever in life”. Profondamente traumatizzato dall’evento, il piccolo Tommy diventa cieco, muto e sordo.

“Amazing Journey”/”Sparks” vede un Tommy subcosciente che si rivela a se stesso come alto uomo sconosciuto vestito in abiti argentei con una lunga barba dorata. La visione gli fa iniziare un viaggio spirituale interiore durante il quale impara ad interpretare tutte le sensazioni fisiche come musica.

Intuita la gravità della situazione, i genitori di Tommy provano a curarlo portandolo in una chiesa dove si pratica un particolare culto religioso. La traccia “Eyesight to the Blind (The Hawker)” è la canzone del capo religioso.

In “Christmas” vediamo il padre e la madre di Tommy molto preoccupati dell’avvicinarsi del Natale. Il motivo è la possibile dannazione di loro figlio in quanto ignaro di Dio e della preghiera.

Da qui in avanti quello di Tommy sarà un viaggio quasi dantesco, una lenta ascesa verso la luce. Un cammino che lo porterà ad incontrare ambigui e bizzarri personaggi che faranno non solo da colonna sonora alla sua esistenza, ma saranno esperienze di vita per il suo brancolante svezzamento senza punti di riferimento precisi.

Il primo personaggio ad apparire è il cugino Kevin (“Cousin Kevin”) a cui viene assegnato il compito di fare da babysitter a Tommy. Kevin ringrazia dell’opportunità e si diverte usando il bambino come cavia per torture e atti di bullismo senza paura di essere scoperto. Alla fine si stanca per le scarse reazioni di Tommy.

Il secondo tentativo di cura coincide con l’introduzione al mondo della droga. Si tratta di “Acid Queen”, una donna che prova a risvegliare Tommy mediante l’uso di droghe allucinogene. Il risultato è la traccia successiva, “Underture”, in cui è rappresentata l’esperienza di Tommy sotto acido.

Come si suol dire, Tommy finisce dalla padella alla brace nei pezzi “Do You Think It’s Alright?” e “Fiddle About” quando è lasciato alle cure di zio Ernie, un alcolista sessualmente deviato subdolo e viscido che non si lascia scappare l’opportunità di abusare senza scrupoli del ragazzo indifeso.

“Pinball Wizard” segna una svolta significativa nella vita di Tommy. Il ragazzo scopre di avere un grande talento nel gioco del flipper, a cui riesce a giocare grazie alle vibrazioni e all’unico senso rimastogli, il tatto. Molto velocemente riesce a battere tutti i suoi avversari e diventa il campione guadagnando così fama internazionale.

“There’s a Doctor”/”Go to the Mirror”: i genitori di Tommy trovano un medico specialista per provare, ancora una volta, a capire e curare i sintomi del figlio. Dopo numerosi test, risulta chiaro che in lui non ci sia nessun problema strettamente medico ma che riguardi la sfera psicosomatica. Se loro stanno facendo il possibile per risvegliare Tommy e guarirlo, lo stesso Tommy subcosciente sta cercando in tutti i modi di ritornare alla realtà.

Sono molti i tentativi da parte della madre di raggiungere suo figlio (“Tommy Can You Hear Me?”) ma Tommy continua a fissare lo specchio senza avere nessuna reazione. Esasperata e frustrata dai tentativi falliti, la madre distruggerà lo specchio (“Smash the Mirror”) generando al tempo stesso una inconsapevole e miracolosa cura che libererà Tommy dal suo gravoso handicap, donandogli, come per miracolo, tutti i sensi perduti.

In “Sensation” e “Miracle Cure” è descritto come in breve tempo la cura di Tommy diventi di pubblico dominio e lui raggiunga uno stato di semi-guru. Osannato dalle folle, Tommy si incarica di condurre i suoi seguaci ad una “rivelazione” simile a quella che ha subito lui.

“Sally Simpson” è una discepola di Tommy nonché figlia di un reverendo. Nella traccia, Sally esce furtivamente di casa per andare ad assistere ad uno dei sermoni di Tommy e provare a toccarlo. Nel tentativo di raggiungere Tommy sul palco, però, Sally è tirata giù dalla security che la sfregia sul viso.

In “I’m Free”, Tommy cerca di illuminare spiritualmente coloro che assistono ai suoi sermoni.

“Welcome”/”Tommy’s Holiday Camp”: Tommy apre le porte della sua casa a chiunque voglia unirsi a lui ed esorta i seguaci a invitare più persone possibili. La casa si riempie subito e quindi Tommy decide di costruire un campeggio estivo al fine di dare un alloggio a tutti. Zio Ernie farà parte dell’organizzazione del campo.

Per raggiungere una grande forza spirituale, Tommy impone che i suoi seguaci giochino a flipper e diventino ciechi, muti e sordi, ma la difficoltà del suo culto e lo sfruttamento dei discepoli da parte della sua famiglia e dei soci causano la rivolta contro di lui (“We’re Not Gonna Take It”).

Abbandonato definitivamente da tutti i suoi seguaci e credenti, Tommy raggiunge un nuovo stato di “illuminazione”.

Locandina TommyNel 1975 venne anche realizzato un film che rendeva omaggio a questa opera. Il film, fantasioso, grottesco e psichedelico, pieno di colori sgargianti a rendere ancora più netto il buio di Tommy, traeva forza proprio dalla musica dell’omonimo disco, pubblicato sei anni prima: un capolavoro in cui gli Who abbandonano le ruvidita’ selvagge di un recente passato, e si affidano a un lavoro più levigato nella produzione. La pellicola tuttavia cambia la storia in diversi punti; per esempio, all’inizio, non è l’amante che muore bensì lo stesso Capitan Walker.

Come consigliato in un celebre film (Almost Famous), consiglio anche io un ascolto accurato e concentrato a lume di candela… un’esperienza unica.

Into the wild

Director:
Sean Penn
Writers (WGA):
Sean Penn (screenplay)
Jon Krakauer (book)
Release Date:
25 January 2008 (Italy)
Genre:
Adventure / Biography / Drama

Il film è tratto dal bestseller “Nelle terre estreme” – sulla vita di Christopher McCandless – di Jon Krakauer. Penn lesse il libro due volte in una serata e già il giorno dopo si attivò per ottenerne i diritti, arrivati dopo quasi 10 anni col consenso della famiglia McCandless. Fu così che di getto, senza rileggere nulla, scrisse la sceneggiatura, incontrò i conoscenti di Christopher, ottenne suoi diari e lettere dalla sorella e diresse quello che può essere visto come un viaggio meraviglio all’interno dell’essere umano.
La storia che ne viene fuori è incredibile, meravigliosa, toccante e in un certo modo anche piuttosto politica, un’opera intensa, capace di commuovere e far riflettere lo spettatore.
Emile Hirsch, che interpreta come meglio non potrebbe la parte del protagonista, ha imparato a scalare le montagne e a discendere i fiumi in cayak per poter provare sulla sua pelle le stesse sensazioni e poter ripercorrere il più fedelmente possibile il percorso che cambiò la vita del “supertramp”.
La trama è semplice e immediata, tutto è subito evidente e lo spettatore non è mai tenuto a cercare significati nascosti. Si tratta della scelta di un ragazzo appena 20enne – di famiglia agiata – di perdersi nella Natura in compagnia di Byron, Thoreau, Tolstoj, London e niente di più oltre allo stretto indispensabile per la sopravvivenza. Una fuga – suddivisa in capitoli che ne tracciano l’ossatura – dalla civiltà umana e da genitori litigiosi e portatori di un “devastante” segreto alla ricerca ostinata di quel qualcosa che per lui segnerà la svolta finale.
Penn è maestro ad accostare la componente autodistruttiva alla drammatica conquista di una personale saggezza.
Quasi elemento portante è la splendida e azzeccatissima colonna sonora firmata dalla voce di Eddie Vedder e una fotografia da brividi con immagini straordinarie e di rara bellezza enfatizzate da quel sentore poetico che pervade tutta la pellicola.

I paesaggi, la fotografia, la colonna sonora di Michael Brooks, gli ottimi attori insieme non bastano comunque a raccontare l’emozione che suscita la pellicola. Visione assolutamente consigliata.

“La felicità è reale solo se condivisa.”
“Happiness only real when shared.”

Scritto da Christopher McCandless tra le righe di un libro
INTO THE WILD (Into the wild) di Sean Penn, 2008

Pirati ai confini del Mondo

Pirati ai confine del MondoIeri sera Maratona “Pirati dei Caraibi” episodi 2 e 3, Il forziere fantasma e Ai confini del Mondo per intenderci. Una gara di resistenza che è durata dalle 20 all’una e mezza di notte.
Direi che ne è valsa la pena, il film non mi è dispiaciuto, anzi, tutt’altro: fatto bene, trama intrigante (a tratti scontato ma non si può neanche pretendere troppo…) e attori (quasi tutti) all’altezza. Purtroppo continua a non convincermi il povero Orlando, sempre abbastanza legnoso secondo me e sepolto da quell’enorme talento che è Johnny Depp! Sempre più a suo agio tra i pirati invece è Keira Knightley (Elizabeth) che passa da promessa sposa, a uomo, a piratessa, a capitano per chiudere col titolo di re dei pirati e moglie (diciamo che si da da fare ).
Nell’episodio che doveva chiudere la serie piratesca caraibica, ma che in realtà sembrerebbe aprire le porte ad un eventuale (e probabile da quanto si dice in giro) quarto episodio, Jack viene recuperato dal regno dei morti al fine di unirsi ad altri 8 “Pirati nobili” nella guerra che si preannuncia contro la Compagnia delle Indie, forte dell’appoggio dell’Olandese Volante. In questo contesto c’è spazio anche per una capatina a Singapore e per l’apparizione di colui che fu fonte d’ispirazione nella creazione di Jack Sparrow: Keith Richards. Il chitarrista dei Rolling Stones interpreta il “Re pirata” (nonché padre di Jack) e devo dire che per questo ruolo non deve aver passato più di 5 minuti al trucco, nel film appare praticamente identico a come è nella vita reale . Ovviamente la trama si divincola tra tradimenti, equivoci, segreti e quant’altro per sfociare nella battaglia finale 1 contro 1, Perla Nera vs Olandese Volante…
Giudizio:
Che dire ancora… la sveglia stamattina ha avuto l’effetto di un martello sulle tempie, accentuato non poco dai giardinieri che alle 7.30 hanno deciso di tagliare il cespuglio sotto la mia finestra usando le bombe a mano! Dopo 4 ore di sonno (nonostante quello che dice la regola dei multipli dei 4) e un risveglio simile (preludio di un fantastico mal di testa) sfido chiunque a non avere la luna storta. A salvare la giornata un singolo bel messaggio, un sms gradito, di quelli semplici ma capaci di grandi cose. Un ottimo modo per cambiare un broncio in un gran sorriso
– Barbossa: Devo ammetterlo Jack, credevo di conoscerti, ma ora scopro che sei tutto meno che prevedibile!
– Jack: Io sono un disonesto, e un disonesto puoi sempre confidare che sia disonesto, onestamente, è dagli onesti che devi guardarti perché non puoi mai prevedere quando faranno qualcosa di incredibilmente stupido!

( La maledizione della prima luna – 2003 )

Lady in the water

Visto che ho un pò di tempo, che non lo faccio da parecchio e che c’è stata una richiesta esplicita (… a cui non so resistere), proverò a vedere di descrivere alla meno peggio un film che etichettare come “originale” sembra fin troppo normale…

Lady in the waterLady in the water narra, in chiave fiabesca, la storia di una ninfa che viene ritrovata per caso nella piscina di un condominio. Il custode che se ne prende cura e che la aiuterà a compiere la sua missione è una delle figure principali di una storia che assomiglia molto a una “fiaba della buonanotte”.
Il contatto con questa giovane donna, che ha il volto di Bryce Dallas Howard, serve alle persone per capire davvero chi sono e che cosa stanno facendo delle proprie esistenze.
Peccato che l’idea di Shyamalan sia appesantita da un inizio del film molto meccanico e da un andamento eccessivamente schematico e a tratti perfino indulgente e compiaciuto nei confronti del proprio lavoro. Un film in tanti momenti visivamente e stilisticamente emozionante che pur portando un messaggio edificante, non coinvolge del tutto a causa di una verbosità talora eccessiva.
Resta comunque straordinaria l’iconicità del regista che trasforma la storia in un’avventura epica. Pur nella sua imperfezione, The Lady in the Water resta, quindi, un film da vedere e apprezzare nonostante il paradosso che tra tutti gli interessanti e coloratissimi personaggi del condominio, destinato a diventare teatro della lotta finale tra Bene e Male, sia proprio la ninfa a essere il personaggio meno ‘risolto’, restando nella superficialità bidimensionale della favola e della narrazione per bambini.
È una pellicola di grande atmosfera in cui messaggio è destinato a toccare nel profondo lo spettatore, soprattutto quello in grado ancora di aprire il suo cuore all’ascolto di storie dal sapore arcaico ambientate in una cornice moderna e da noi conosciuta in cui segni e profezie arrivano tramite le parole incrociate. Sotto questo punto di vista, il film rappresanta una brillante e geniale rivisitazione della nostra realtà.

In sintesi si tratta di un film la cui bellezza rimane molto soggettiva, a seconda che lo spettatore riesca (o no) a prestarsi al gioco del regista. Personalmente lo ritengo un bel film, sicuramente particolare ma molto interessante… quando sono andato a vederlo mi ricordo di essere uscito dalla sala col sorriso sulle labbra

(tratto in parte da corriere della fantascienza)

Giudizio: