Meglio sapere…

Oggi mi è arrivata una e-mail interessante…

QUATTRO COSE CHE IL CELLULARE POTREBBE FARE

Ci sono alcune cose che possono essere fatte in caso di gravi emergenze.
Il cellulare può effettivamente essere un salvavita o un utile strumento per la
sopravvivenza.
Controlla le cose che puoi fare.

PRIMO – Emergenza
Il numero di emergenza per il cellulare è il 112 in tutto il mondo. Se ti trovi fuori dalla zona
di copertura della rete mobile e c’è un’emergenza, componi il 112 e il cellulare cercherà
qualsiasi rete esistente per stabilire il numero di emergenza per te; è interessante sapere
che questo numero 112 può essere chiamato anche se la tastiera è bloccata. Provalo. Continua a leggere

aNobii e il tarlo della lettura

Segnalo un gran bel sito/servizio per gli amanti dei libri, aNobii.
Si tratta di una specie social network dedicato interamente ai libri. Iscrivendosi gratuitamente al portale, sarà possibile allestire una vera e propria libreria attraverso l’utilizzo dei codici ISBN oppure avvalendosi di un motore di ricerca interno collegato ad un DataBase di migliaia di libri in tutte le lingue.Vorrei rimarcare la presenza di moltissimi titoli scritti (o tradotti) in lingua italiana, frutto di una consistente presenza di utenti italiani (i titoli in italiano presenti superano i 23 milioni). Continua a leggere

Cameo o… Cammeo?? (curiosità n°3)

No non sto cercando di farvi venire voglia di una cioccolata…

Settimana scorsa mi sono imbattuto in un famoso giochino da tavola che prevede, per vincere, di far indovinare una particolare parola alla tua squadra con il solo ausilio di carta e penna.
Io ero nei panni del disegnatore e la parola era “cameo”… palesemente l’intuizione geniale di disegnare una torta non mi ha neppure sfiorato e per tutto il tempo ho provato a disegnare gioielli… con scarsi risultati (devo ammettere che più che ciondoli, le mie creazioni somigliavano a geroglifici paleoegiziani…).
Dopo gli insulti meritati dalla mia brillante prestazione ecco che il dubbio serpeggiò tra le file… ma cam(m)eo… ha una o due “M”?? Saltarono fuori le teorie più strane e fantasiose, credo che ad un certo punto qualcuno tirò in ballo anche gli Aztechi… mah…

Con il solito ausilio di Wikipedia scopro che la parola inglese cameo è la traduzione della italiana cammeo. Nel tempo le espressioni cameo role o cameo appearance abbreviate in cameo hanno acquisito in inglese il significato di breve apparizione in uno spettacolo teatrale, in un film o più in generale in uno spettacolo recitativo, di una persona nota che interpreta sé stesso; in seguito si è estesa anche a interpretazioni di personaggi. Il cameo è spesso interpretato da un attore più prestigioso di quanto non richiederebbe lo spessore del ruolo. Una breve apparizione è comunque considerata un cameo se è fatta da qualcuno conosciuto per qualcosa di diverso dalla recitazione, come un regista, un politico o un atleta, che compaiono brevemente in scena.

Il "Grand Camée" rappresentante Augusto coronato di alloro, attribuito a Dioscuride. Inserito in montatura del XIV secolo, questo cammeo è conservato nella Bibliothèque nationale de France.Anche se prevalentemente utilizzata nel significato appena illustrato, cameo è anche inteso come variante del termine cammeo con il significato originario di gioiello.
Quindi il cammeo o cameo è anche un gioiello realizzato attraverso l’incisione di una pietra stratificata o di una conchiglia, in particolare la Cypraecassis rufa, la Cassis madascarensis e la Cassis cornuta in quanto queste conchiglie della famiglia della Cassis presentano la superficie costituita da due strati di colore distinti, il che permette di isolare nitidamente dal fondo la figura in rilievo.
La lavorazione del cammeo ha conosciuto il suo massimo apice nel Rinascimento, oggi questi esemplari, alcuni dei quali realizzati ed impreziositi con materiali pregiati, sono presenti nelle collezioni medicee o conservati nei più importanti musei di tutto il mondo.

Ecco quindi svelato l’arcano!

curiosità… n°2

Dunque, argomento spinoso questo… la domanda è: Qual’è il cognome di Leonardo da Vinci? Ne aveva uno? Può essere che “da Vinci” fosse il suo cognome e non solo un indizio sul luogo della sua nascita?

Come riporta wikipedia:

Leonardo fu figlio naturale di Caterina e del notaio ser Piero da Vinci, di cui non è noto il casato; il nonno paterno Antonio, anch’egli notaio, scrisse in un suo registro: «Nacque un mio nipote, figliolo di ser Piero mio figliolo a dì 15 aprile in sabato a ore 3 di notte [ attuali 22.30 ]. Ebbe nome Lionardo. Battizzollo prete Piero di Bartolomeo da Vinci, in presenza di Papino di Nanni, Meo di Tonino, Pier di Malvolto, Nanni di Venzo, Arigo di Giovanni Tedesco, monna Lisa di Domenico di Brettone, monna Antonia di Giuliano, monna Niccolosa del Barna, monna Maria, figliuola di nanni di Venzo, monna Pippa di Previcone». Nel registro non è indicato il luogo di nascita di Leonardo, che si ritiene comunemente essere la casa che la famiglia di ser Piero possedeva, insieme con un podere, ad Anchiano, dove la madre di Leonardo andrà ad abitare.

Quello stesso anno il padre Piero si sposò con Albiera Amadori, dalla quale non avrà figli e Leonardo fu allevato molto presto, ma non sappiamo esattamente quando, nella casa paterna di Vinci, come attestano le note dell’anno 1457 del catasto di Vinci… ecc

In linea teorica, quindi, il vero nome di Leonardo da Vinci doveva essere Leonardo di Ser Piero d’Antonio poichè era figlio di Ser Piero d’Antonio.
A quei tempi i cognomi non erano molto diffusi e si ragionava spesso per casate.
Ad avvalorare queste tesi si ricorda che i cognomi non sono che un’evoluzione dei Praenomen, che erano una sorta di soprannome che gli antichi romani si davano per distinguere le varie gens (persone provenienti da una stessa stirpe, l’equivalente delle famiglie di oggi).
Il soprannome veniva dato a un ceppo di gens in base a una loro caratteristica fisica o mentale o in base al lavoro: basta che pensi a Pipino il Breve…..chiamato così per la bassa statura.
Dopo il Medioevo i soprannomi si sono evoluti in cognomi veri e propri…ma se li si analizza, si trova sempre traccia del mestiere o del carattere dei loro avi: così il cognome Scognamiglio è un’evoluzione di Scogna-Miglio, che in antichità era un mestiere tipico dei contadini, che dovevano “scognare” (cioè selezionare) il miglio da dare in pasto agli animali; oppure il cognome Gambale ricorda il gambale che mettevano i gladiatori per proteggere le ginocchia…

Curiosità… n°1

Ebbe si… i piccoli di piccione esistono veramente!

Mi rivolgo a coloro tra voi che credevano che la razza piccione venisse alla luce già con le dimensioni che siamo soliti vedere nelle piazze italiane.

Eccolo è proprio lui!!! Non si può confondere con nient’altro!

… mamma quant’è brutto…

Sarà forse da ricercare nel loro aspetto tutt’altro che gradevole il motivo per cui non se ne vedono mai in giro??

Piccion-man salvaci tu!

I Templari

Le origini della sfortuna?

L’Ordine dei Poveri Cavalieri del Tempio di Salomone nacque ad opera di un gruppo di nove cavalieri capeggiati da Ugo de Payns, uniti dall’intento di proteggere i pellegrini che si recavano in Terra Santa. All’inizio vivevano sotto la Regola Agostiniana, poi San Bernardo nel Concilio di Troyes del 1128 si adoperò per il loro riconoscimento ufficiale da parte del Papa, e fornì all’Ordine una Regola propria.
Le vicende dei Templari si perdono spesso nel mito e nel fantastico.
I nove cavalieri, giunti in Terra Santa, posero il loro quartier generale nei sotterranei di quello che era stato il Templio di Salomone e vi rimasero per nove anni. E’ ipotizzabile che in tanti anni i Templari cercassero il tesoro dell’Arca dell’Alleanza, nascosto dagli Ebrei nel 70 d.C., quando il Tempio di Salomone fu distrutto dai Romani.

Nel XIII sec. i Templari, assieme con i Cistercensi, divennero un potente e ricco ordine monastico. Molti sovrani, soprattutto Filippo il Bello, erano fortemente indebitati con i Templari, e proprio l’immensa ricchezza fu all’origine della loro disgrazia. Alla fine del XIII sec. gl’ infedeli riconquistarono la Terra Santa, costringendo i Templari a rifugiarsi nella loro roccaforte di Cipro. Il fallimento delle Crociate fece perdere il principale motivo di esistenza dei Templari, ovvero la difesa di Gerusalemme. D’altro canto il loro strapotere economico attirava ormai le bramosie di molti regnanti, in primis dello stesso re di Francia Filippo il Bello che riuscì ad imbastire una serie di accuse di eresia nei confronti dei Templari, che furono arrestati e processati. L’operazione di arresto avvenne con grande dispiegamento di forze all’alba di venerdì 13 ottobre 1307 ad opera degli zelanti funzionari del re di Francia.

Molti Templari non resistettero alle torture e finirono per confessare le eresie loro contestate. Molti finirono al rogo perché in seguito ritrattarono le confessioni, altri riuscirono a scappare. In alcuni paesi la persecuzione fu più blanda, in altri non vennero neppure processati. La flotta templare ancorata al porto Francese de La Rochelle non fu mai trovata, forse riparò in Portogallo oppure in Scozia, altri ritengono che sia salpata verso le coste Americane, percorrendo rotte già note ai Templari.
Al termine dei processi molti Templari furono arsi al rogo, i loro beni passarono ad altri ordini monastici Crociferi, soprattutto ai Cavalieri di San Giovanni. Il 14 Marzo del 1314 Jaques de Molay, ultimo Gran Maestro dei Templari, con altri trentasette confratelli, venne condotto in un’isola della Senna presso Notre Dame, e arso vivo sul rogo.

Tratto da I Templari

Specchi infranti

Broken mirrorSecondo molti, l’origine delle superstizioni è da ricercarsi oltre che nelle credenze popolari, anche nel timore del futuro.
Nel mito e nella fiaba sono sempre esistiti gli specchi, spesso anche parlanti. Essi erano depositari del verbo e custodivano una parte dell’anima di chi vi si rifletteva. Come la maggior parte dei fenomeni fisici, la riflessione era considerata divina, quindi frutto di un prodigio o maleficio e come tale temuta. Questo è il motivo per cui rompere uno specchio porta 7 anni di sfortuna, perchè con esso muore una parte della nostra anima. Per recuperare questo “danno” occorrerebbe, si dice, metterlo in acqua con un cristallo di quarzo o una pietra, lasciarlo così per sette giorni e dopo gettare tutto lontano da casa nostra.
Per lo stesso motivo gli Indios, per esempio, non accettano di essere fotografati, considerandolo un furto d’anima.

(Fonte: Il ramo d’oro)

A difesa di VA

Di recente è capitato che qualcuno (non farò nomi… beh, magari alla fine… ) sostenesse che a Varese, splendida cittadina ridente e verdeggiante, piovesse molto più che a Milano, metropoli ossessiva e fagocitante 40Km più a sud.
Dunque… dopo attenta riflessione e accurate ricerche (10 minuti in tutto… forse meno…) è emerso quanto segue:

Precipitazioni annue su Milano (mm): 943,2 mm (valore ricavato dalla media deli ultimi 30 anni) [fonte: WWIS]
Precipitazioni annue su Varese (mm): 857 mm (valore ricavato dalla media deli ultimi 35 anni) [fonte: astrogeo]

Allora, come la mettiamo signorina “ma qui il tempo fa sempre schifo!!! Mica come da noi che non piove mai!!“??? Prrrrrrr!!!