La palma di fuoco


Una cosa che avrei sempre voluto fare: scrivere un diario di memorie, una specie di recipiente di aneddoti, riportati in racconti brevi, che parlano di me e del mio passato, di amici e di avventure, di luoghi e di misteri. In pratica tutto quello che mi è successo, e che ancora ricordo, fino ad oggi.
sarebbe un così grande peccato perdere irrimediabilmente certi momenti, così preziosi ma legati ad un periodo lontano che ricordo sempre con tanta gioia.
E allora ci provo.

Questa è la storia della palma di fuoco.

Da piccoli, si sa, non si ha ancora ben presente cosa sia il pericolo e questo spesso ci espone a rischi stupidi. Ripensando a quel pomeriggio di Novembre (??) mi viene da sorridere e allo stesso tempo da ringraziare il Cielo…
Eravamo due bambinetti come tanti, io e Rik. Andavamo ancora alle scuole elementari e di pomeriggio spesso capitava che lui si fermasse da me a giocare. Eravamo abbastanza appassionati di videogiochi… ai tempi era molto di moda il Nintendo 8bit (roba da museo ai giorni nostri) ma quel giorno c’era altro in programma… avevamo da poco scoperto il fuoco! E da bravi cavernicoli che ancora devono fare esperienze sulla propria pelle, provammo a fare un fuoco tutto nostro.
L’occasione c’era, la scusa c’era, il materiale c’era (avevamo una paccata di “il Giornalino dei Piccoli”, noi, troppo grandi per quelle cose!! :)); mancava solo il posto… e qui casca l’asino…
Pur essendo pischelli, avevamo abbastanza testa da capire che avremmo dovuto tenere segreta la cosa e non ci saremmo dovuti far vedere quindi… cosa c’è di meglio di un bosco??
2 ragazzini pazzi, un circolo di sassi che sembrava uscito da un film western, una montagna di rami alla cui base un bel pò di giornali. Tutto intorno: alberi!
Accendiamo i giornali che prendono subito. Le fiamme si alzano veloci e voraci. Passa qualche secondo, aggiungiamo “Il Giornalino” e subito il fuoco si ridimensiona… un pò troppo… si spegne. E giù a ridere.
Al quinto tentativo di convincere il falò a fasi vivo avevamo poche certezze e tanti dubbi. Allibiti e senza spiegazioni, eravamo solo riusciti a creare un rantolo di brace alla base della struttura in legno… e ad affumicare una ventina di numeri del giornalino, eletto “ignifugo” ad honorem… Ormai stufi, decidemmo di lasciar perdere, il sole stava scendendo e il freddo cominciava a pizzicare.
Ora… visto che sto dannato “il Giornalino” aveva frustrato tutti i nostri tentativi, pensammo che gettane un pò sulla brace fosse un ottimo modo per soffocare la debole fiamma che già si sarebbe spenta da sola in 5 minuti.
Errore.
E’ stata una fiammata improvvisa, quasi un’esplosione per come me la ricordo oggi. Il nostro fuocherello era passato da debole fiammella a fuoco, falò e si era trasformato in una guerra nucleare nel giro di pochi istanti!! Le fiamme orami erano al di fuori della nostra capacità di contenimento, le bottiglie di acqua non servirono a niente e a peggiorare le cose, un colpo di vento spinse le fiamme fino alla vicina palma… non so se sapete com’è fatta una palma… questa era del tipo “peloso”… beh, se posso darvi un consiglio, non andateci vicino con un fiammifero, la pelliccia è altamente infiammabile, brucia meglio di una tanica di benzina piena di cherosene gettata in un altoforno!

2 babbei ai piedi di una palma che, nel giro di 3 secondi si era trasformata in colonna di fuoco. Occhi sbarrati.

Ci è voluto qualche attimo perché realizzassimo la situazione. Alla fine, sorprendendo per primo me stesso, mi sono tolto il giaccone e con la fodera interna (a modi telefilm americano) mi sono messo a battere sul tronco della palma.
Non mi ricordo bene, ma le balle che inventai quella sera per giustificare i buchi dai contorni bruciati devono essere state notevoli… chissà cos’avranno pensato i miei…

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