Il volo obliquo


Howard Hughes, miliardario maledetto, persona dal talento smisurato e dall’altrettanto smisurata tensione ad andare oltre, chiedendo di più, volendo di più, è una cartina di tornasole perfetta della metà oscura del sogno americano. Una società egualitaria e utopicamente senza classi, che auspica però l’emersione e l’affermazione del singolo. Il prezzo da pagare è una sorta di dissociazione dal consorzio umano, di impasse, come quella che colpisce uno Hughes capace di costruire aerei d’avanguardia, di girare film che schiaffeggiano le convenzioni hollywoodiane, di amare una dopo l’altra le donne che fanno girare la testa al mondo; eppure, incapace di lavarsi le mani in un gabinetto senza perdersi in sequenze di gesti assurdi, dettati da fobie personali incontrollate che rimandano a tare edipiche, come la prima sequenza d’infanzia suggerisce, ma che ci piace di più considerare opera della dolorosa ‘livella’ che regola gli equilibri dell’umanità.
Howard Hughes non aveva altra misura che il suo ego privo di misura, ha mangiato la sua vita per quarant’anni recludendosi al buio per altri venti. Inevitabile che il ‘personaggio Hughes’, incarnato alla perfezione da un DiCaprio mai così ‘grande’, finisca per mangiarsi buona parte del film che Scorsese gli consacra, ai danni del contesto di amanti, collaboratori e nemici in cui operava, ai danni di quella Hollywood dell’età d’oro che rimane appiattita, sullo sfondo. Forse perché non esattamente nelle corde di un newyorchese doc come Marty, più probabilmente perché era impossibile togliere spazio a Hughes e alle sue ossessioni devastanti. Ne viene fuori un film perfettamente coerente nella sua mancanza di equilibrio narrativo, potente e avvitato su se stesso come la vita dell’aviatore texano. I cromatismi di Robert Richardson e i ritmi dettati da Thelma Schoonmaker al montaggio ne fanno forse lo Scorsese più limpidamente ‘bello da vedere’ di sempre. E lui, Marty, mette fervore nello studio dei dettagli e calore nel trasformare anche la sequenza più banale in un pezzo di grande cinema. (
Recensione da 35mm.it)

Visto le insistenti richieste vi darò il mio umile parere… però poi voglio anche i vostri (sempre se avete visto il film s’intende…).
Ok, vi dirò, a me il film è piaciuto anche se fino all’intervallo ero lì a chiedermi quale fosse la trama e dove volesse andare a parare la storia! Dura un pò… tipo sulle 3 ore o giù di li, ma se ti fai prendere, passano anche volentieri. Dal film traspare perfettamente la disperazione e l’angoscia di Hughes che, pur avendo la coscienza del suo stato e la volontà per cercare di migliorarlo, troverà non poche difficoltà nella realizzazione del suo sogno. Il finale (che non vi dirò… ) può lasciarvi l’amaro in bocca ma secondo me è solo il tentativo da parte del regista di non scadere in un finale alla “…e vissero tutti felici e contenti”… certo che mi posso sempre sbagliare…
La sorpresa più bella è stato DiCaprio… non m’aspettavo proprio che sapesse recitare così bene!
C’è da dire anche che è fatto molto bene: sia gli effetti speciali che le scenografie sono splendide e inoltre si vede a occhio nudo che si tratta di un lavoro di Scorsese!!

Giudizio:

Che ve ne pare, è decente come recensione? (non siate troppo cattivi!!)
Ciao ciao a tutti e buona serata!!

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5 thoughts on “Il volo obliquo

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